Cerveno e dintorni

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Cerveno e dintorni

Inviato da Annalisa Padova il Ven, 13/06/2014 - 13:55

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10 tappe
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Un itinerario interessante e facilmente percorribile anche in bicicletta partendo dal mio bel paese, Cerveno, alla scoperta dei comuni vicini.

Casa Museo di Cerveno

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La Casa Museo di Cerveno , edificio rurale di fine ‘500 recentemente ristrutturato,costituisce una concreta testimonianza dei metodi costruttivi edili,...

La Casa Museo di Cerveno, edificio rurale di fine ‘500 recentemente ristrutturato,costituisce una concreta testimonianza dei metodi costruttivi edili, visibili nell’organizzazione degli spazi e nell’uso dei materiali locali: pietra calcarea, legno e ferro. I reperti raccolti e gli arredi recuperati denotano stili di vita particolari; gli attrezzi impiegati nel lavoro dei campi, specificatamente per la viticoltura e la vinificazione, e quelli per l’allevamento, le attività silvo-pastorali e l’artigianato esprimono il livello di abilità manuale-creativa dell’homo faber, che sa costruire, adattare, riadattare quando gli serve per vivere e per sopravvivere.

Significativa, nel museo, anche la presenza del materiale prodotto per la realizzazione della Santa Crus, rappresentazione vivente, a cadenza decennale, della Passione di Cristo. Gli abiti utilizzati dai figuranti, le armi, le corazze, i segni della Passione, le immagini riproducenti le fasi preparatorie della manifestazione esprimono efficacemente la complessità del lavoro che si compie, la coralità che lo caratterizza, la partecipazione collegiale dell’intera comunità, a testimonianza dell’atavica fede, delle tradizioni consolidate e dell’identità locale.
Evocare i tratti distintivi dell’identità del paese e della sua gente è lo scopo di questa Casa Museo. Una casa rurale che ha fatto parte per almeno cinque secoli della storia della comunità e che oggi raccoglie oggetti e immagini utili per trasmettere saperi e memorie.
La Casa Museo è luogo di incontri e mostre temporanee, occasioni di confronto e di formazione per gli adulti, attività didattiche e ludiche per i bambini e i ragazzi, lavori di preparazione per la manifestazione decennale della Santa Crus.
La Casa Museo rimanda al paese e al territorio che la circonda offrendo indicazioni utili per accostarsi al patrimonio storico e artistico di Cerveno e per seguire percorsi di conoscenza del paesaggio, dell’ambiente e degli altri abitati ai piedi della Concarena..

Santuario della Via Crucis - Cerveno

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Il Santuario della Via Crucis (le Capèle in dialetto camuno) è un edificio posto di fianco alla chiesa parrocchiale di Cerveno, in Val Camonica, contenente una...

Il Santuario della Via Crucis (le Capèle in dialetto camuno) è un edificio posto di fianco alla chiesa parrocchiale di Cerveno, in Val Camonica, contenente una Via Crucis lignea del XVIII secolo. Il santuario si inserisce nella tradizione lombardo-piemontese dei Sacri Monti: si dispone lungo un corridoio a gradoni che culmina alla sommità con la cappella della Deposizione. Sui lati, disposte in nicchie, si trovano le 14 stazioni contenenti 198 statue a grandezza naturale in legno e gesso dello scultore camuno Beniamino Simoni.
L'opera venne commissionata il 1º gennaio 1752 a Beniamino Simoni di Fresine, artista della scuola del Fantoni, da don Andrea Boldini, parroco di Cerveno.
Il lavoro si protrasse fino al 1764, quando, per continue liti tra l'artista contro la parrocchia e gli abitanti di Cerveno, la fine dell'opera venne affidata a Donato e Grazioso Fantoni, i quali ultimarono le stazioni VIII, IX e forse X.
Ogni dieci anni, in una domenica di maggio, gli abitanti propongono una rappresentazione vivente della Passione, ispirandosi ai personaggi popolari (forse proprio gli stessi cervenesi del XVIII secolo) delle sculture del Simoni.

(foto © Luca Giarelli)

Chiesa di S. Maurizio - Niardo

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La chiesa preesistente all’attuale risale al XVII secolo. Sorse per volere del rettore don Pietro Castelli, dove era già presente una chiesetta. L’edificio...

La chiesa preesistente all’attuale risale al XVII secolo. Sorse per volere del rettore don Pietro Castelli, dove era già presente una chiesetta.

L’edificio esistente è caratterizzato da piccole dimensioni, linee semplici e navata unica divisa in tre campate. Quattro grandi archi sostengono la cupola centrale, mentre un’altra cupola si trova in corrispondenza del presbiterio, che termina con l’abside coperta da una semicupola. Rimangono tracce di parti antiche al piano terra: le volte sono infatti databili al XVII secolo. La chiesa venne consacrata il 3 luglio 1696 e ampliata nel 1861 con l’altare dedicato a sant’Obizio, avente pala del secolo scorso, opera del camuno Giovan Battista Nodari. Una pala raffigurante la Madonna con Bambino e tre santi e altri due dipinti rappresentanti san Giorgio e sant’Obizio sono di incerta attribuzione. Due affreschi (riportati su tela) sono databili al XV secolo e raffigurano una Madonna con Bambino e una Madonna con Bambino ed un santo. In sacrestia è invece visibile un affresco di Madonna con san Giorgio e san Rocco. Il campanile, separato, presenta una base a piramide quadrata tronca e sorge in corrispondenza della sagrestia della vecchia chiesa.

DA VEDERE

L’altare dedicato a sant’Obizio.

NEI DINTORNI

La chiesa di S. Giorgio; la chiesa degli Angeli Custodi; la casa natale del Beato Innocenzo da Berzo; la chiesetta di S. Giuseppe, di struttura barocca, rimaneggiata nell’Ottocento, sita in località Crist; il lazzaretto degli appestati, costruito durante l’ultima epidemia di peste nei pressi del torrente Fa.

Chiesa degli Angeli Custodi - Niardo

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La chiesa venne costruita dalla famiglia Recaldini, che viveva nel bellissimo palazzo sito nell’attuale via Angeli Custodi. La chiesetta, intitolata all’Angelo...

La chiesa venne costruita dalla famiglia Recaldini, che viveva nel bellissimo palazzo sito nell’attuale via Angeli Custodi.

La chiesetta, intitolata all’Angelo Custode, è del 1640 e presenta un’architettura semplice, caratterizzata da una navata ad unica campata e lesene che terminano con capitelli corinzi per sostenere il cornicione, su cui poggia la volta a botte, interrotta in basso da due finestre ad arco. L’altare è unico e realizzato in marmo, con soasa in gesso. La pala originale, ora custodita in parrocchia, rappresenta l’Angelo Custode ed è di ottima fattura, attribuibile, pare, al Fiamminghino. Per molti anni, la chiesa fu abbandonata e adibita a deposito del fieno che veniva raccolto per la parrocchia. Nel 1964, grazie alla generosità della popolazione, fu restaurata e decorata dignitosamente. La vecchia pala venne sostituita con un nuovo dipinto del pittore Gatti di Brescia, raffigurante l’Angelo Custode in atto di proteggere un bambino in pericolo. Dopo i restauri venne inaugurata il 14 agosto 1964. Funge oggi da chiesa sussidiaria e vi si celebra la S. Messa periodicamente, in particolar modo d’estate.

DA VEDERE

La pala originale, attribuibile al Fiamminghino, ora custodita in parrocchia.

NEI DINTORNI

La chiesa di S. Giorgio; la chiesa di S. Maurizio; la casa natale del Beato Innocenzo da Berzo; la chiesetta di S. Giuseppe, di struttura barocca, rimaneggiata nell’Ottocento, sita in località Crist; il lazzaretto degli appestati, costruito durante l’ultima epidemia di peste nei pressi del torrente Fa.

Riserva Naturale Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo

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La Riserva è l’area archeologica protetta più grande della Valcamonica, con oltre 400 rocce incise.. Si estende per circa 300 ettari abbracciando i tre paesi...

La Riserva è l’area archeologica protetta più grande della Valcamonica, con oltre 400 rocce incise.. 
Si estende per circa 300 ettari abbracciando i tre paesi di Nadro di Ceto, Cimbergo e Paspardo.
Le rocce incise sono calate in un ambiente naturale di mezza montagna che conserva le tracce dell’intervento dell’uomo nel tempo.
La visita inizia dal Museo didattico della Riserva con sede a Nadro (infopoint, biglietteria, audio guide, bookshoop, wi-fi, servizi) e prosegue in uno dei numerosi percorsi di visita con accesso da Nadro di Ceto (per Foppe), da Cimbergo (per Campanine - Figna) e da Paspardo (per Plas - Capitello, In Vall e Sottolaiolo).
Gli itinerari di visita consentono, in poche ore o più giorni, di ammirare molteplici aspetti della riserva: siti archeologici, aspetti etnografici ed ambientali.
 

L’area di Foppe di Nadro

L’area di Foppe di Nadro è un susseguirsi di superfici fittamente istoriate organizzate in un piacevole percorso ad anello. Le incisioni ritrovate vanno dal V mill. a.C. fino all’alto medioevo; particolarmente importanti le figurazioni dell’età del Bronzo (II mill. a.C. con una ricca tipologia di armi) e i leggiadri guerrieri riferibili alla fase di influenza etrusca (età del Ferro medio). All’ingresso dell’area istoriata, su un leggero pianoro, è allestita un’area di sosta dedicata all’attività didattica con una simulazione di scavo archeologico, la ricostruzione di una capanna neolitica e di una casa retica di età del Ferro. 
 

Sentieristica interna al circuito: circa 2000 metri, percorso semplice ma non infrastrutturato per la visita di disabili motori o con difficoltà motorie
Tempo previsto per la visita: circa 3 ore 
 

La rocca di Cimbergo

La rocca di Cimbergo (XII-XIII sec.) incombe sul sentiero che conduce a Campanine, dove le ricerche archeologiche, da poco concluse, hanno individuato più di 100 rocce istoriate, di cui solo una dozzina organizzata nel percorso di visita turistico. L’area iniziò ad essere istoriata durante l’età tardo-neolitica (fine IV mill. a.C.), fu momentaneamente abbandonata durante i secoli successivi (poche le incisioni del II mill. a.C.) e il suo utilizzo riprese nell’ultimo millennio a.C. Vi è stata inoltre individuata una ricchissima e finora unica concentrazione di istoriazioni eseguite dalla fine dell’epoca romana fino alla piena età moderna. 
 

Sentieristica interna al circuito: circa 2000 metri, percorso impegnativo non infrastrutturato per la visita di disabili motori o con difficoltà motorie
Tempo previsto per la visita: circa 2 ore 
 

L’area archeologica di Paspardo

A causa della sua considerevole estensione, l’area archeologica di Paspardo è suddivisa in sottoaree immerse in un suggestivo ambiente montano, in buona parte integro, ciascuna caratterizzata da stili esecutivi e da soggetti unici non riscontrabili in altre zone della Valle. Segnaliamo le zone aperte al pubblico e dotate di infrastrutture turistiche, tutte comodamente raggiungibili a piedi dal paese: Plas - Capitello, In Vall e Sottolaiolo. 
 

Sentieristica interna al circuito: circa 1000 metri, percorsi facili
Il percorso di visita di Sottolaiolo è attrezzato per portatori di handicap visivo e motorio
Tempo previsto per la visita: circa 3 ore (Plas - Capitello, In Vall e Sottolaiolo)

Come arrivare

Come arrivare a Nadro di Ceto: SS 42 in direzione Edolo, uscita Ceto-Cimbergo-Paspardo, seguire segnaletica turistica “Riserva Naturale delle Incisioni rupestri” fino a Nadro di Ceto.
Parcheggio pubblico gratuito nei pressi del campo sportivo e nella piazzetta antistante il Museo.
Distanza fra l’area parcheggio e l’ingresso del parco: circa 200 metri
 
Come arrivare a Cimbergo: SS 42 in direzione Edolo, uscita Ceto-Cimbergo-Paspardo, seguire le indicazioni per Cimbergo percorrendo la SP88. L’accesso all’area di Campanine si trova all’ingresso del paese di Cimbergo.
Parcheggio pubblico gratuito
Distanza fra l’area parcheggio e l’ingresso del parco: 50 m
Come arrivare a Paspardo: SS 42 in direzione Edolo, uscita Ceto-Cimbergo-Paspardo, seguire le indicazioni per Paspardo percorrendo la SP88. Tutte le sotto aree di visita sono facilmente raggiungili a piedi dal paese e sono tutte dotate di parcheggio.
Parcheggio pubblico gratuito
Distanza fra l’area parcheggio e l’ingresso del parco: da 50 a 300 m

 

 

Infopoint - Agenzia Turistico Culturale Comunale di Capo di Ponte

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Orari di apertura (dal 1 marzo al 31 ottobre) lunedì/sabato: 9.30/17.30 domenica e festivi: 9.30/12.30

Orari di apertura (dal 1 marzo al 31 ottobre)

  • lunedì/sabato: 9.30/17.30
  • domenica e festivi: 9.30/12.30

Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo

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Nella piccola valle di Pian delle Greppein Valle Camonica , a poca distanza dalla frazione omonima di Capo di Ponte, sorge il Parco Archeologico Nazionale dei...

Nella piccola valle di Pian delle Greppein Valle Camonica, a poca distanza dalla frazione omonima di Capo di Ponte, sorge il Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo. Un’area archeologica non solo di grande suggestione per il contesto naturale, ma anche di grande importanza nella storia degli studi dell’arte camuna.

La segnalazione dei massi, infatti, avvenuta nel 1909 ad opera del giovane geografo Gualtiero Laeng, costituisce la prima menzione di incisioni rupestri nella Valle Camonica. Da allora sono stati numerosi gli studiosi che hanno condotto indagini nell’area o hanno proposto un’analisi delle istoriazioni. A partire dalle ricerche di Emmanuel Anati per il Centro Camuno di Studi Preistorici (1962) fino agli interventi che la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia ha avviato a partire dai primi anni ’80, in occasione di lavori pubblici nell’area. Proprio le ultime indagini, promosse in previsione della creazione del parco (inaugurato nell’ottobre del 2005), hanno finalmente permesso la ricostruzione della complessa e lunga storia del sito.
L’area dei due massi, precipitati dalla parete retro¬stante all’inizio dell'Olocene, risulta già frequentata nel Mesolitico Antico (circa IX millennio a.C.) e nel Neolitico Recente (IV millennio a.C.), ma è trasformata in un vero e proprio santuario megalitico nell’età del Rame, quando i due massi furono incisi e la zona antistante venne circoscritta da tre solchi di aratura e arricchita da molte altre stele. 

Nell’età del Bronzo fu costruito un grande muro, largo alla base 2,50 metri, che circoscrive lo spazio sacro, che viene ristrutturato anche nell’età del Ferro (V/IV-II/I sec. a.C). Il santuario perdura in età romana e viene definitivamente disattivato con l’avvento del Cristianesimo: le stele sono abbattute e in parte buttate in grandi fosse. 

Sul Masso 2, oltre alle raffigurazioni di animali (stambecchi, cerbiatte e canidi in cui si riconoscono branchi di lupi ed un cane raffigurato con la coda all'insù), si riconoscono armi (un’ascia, un’alabarda e numerosi pugnali) e figure umane stilizzate. Si possono ammirare due celebri raffigurazioni legate alle innovazioni tecnologiche del III millennio a.C.: un carro a quattro ruote piene ed un aratro.

Sul Masso 1 sono incise oltre centocinquanta raffigurazioni com¬prendenti animali (cervi dalle grandi corna ramificate, cerbiatte, camosci con corte corna ad uncino, stam¬becchi, cinghiali o maiali, canidi e bovidi), pugnali ed una scena di aratura. 

Le oltre 20 stele e gli altri materiali, rinvenuti nel corso delle recenti indagini, troveranno collocazione nel Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica a Villa Agostani a Capo di Ponte.

Come arrivare

A Capo di Ponte svoltare in direzione di Pescarzo; quindi girare a sinistra seguendo sempre Ie indicazioni per Pescarzo, oltrepassare il ponte sul fiume Oglio e proseguire per circa 1 Km. I pullman possono parcheggiare oltre il Parco, presso il Cimitero.


ORARI D'APERTURA DEL SITO

Apertura: tutto l'anno.
dal martedì alla domenica dalle ore 8:30 alle ore 13:30; lunedì non festivo chiuso
Info: tel. 0364.42140;
sito web: www.parcoarcheologico.massidicemmo.beniculturali.it

 

 

Calchera di Ono San Pietro

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Proprio all’entrata dell’abitato è possibile osservare una calchera restaurata di recente e rimessa in funzione a scopo didattico- dimostrativo. Nei secoli...

Proprio all’entrata dell’abitato è possibile osservare una calchera restaurata di recente e rimessa in funzione a scopo didattico- dimostrativo. 

Nei secoli scorsi la produzione della calce dava da vivere a numerose famiglie. Segreti e tecniche di produzione venivano tramandate  di generazione in generazione. È così che a Ono San Pietro, da tre anni, all'inizio dell'autunno si riaccende la vecchia Calchera e per dieci giorni (il tempo necessario per rimetterla in funzione a tutti gli effetti e per poi spegnerla) si organizzano iniziative legate a quello che un tempo era un vero e proprio mestiere.

«Calchera e dintorni» è una manifestazione che intende valorizzare il territorio, il suo patrimonio materiale, immateriale e paesaggistico.