La Via della Pietra

Condividi

La Via della Pietra

Pianifica, racconta, condividi

Con gli itinerari personalizzati della Valle dei Segni pianifichi il tuo viaggio in Valle Camonica:
scegli cosa vedere, in base al tempo a disposizione e al tipo di visita
  CREA IL TUO ITINERARIO

4 ore
Medio
3 tappe
0

Itinerario storico-culturale

“La Via della Pietra” è un percorso storico-culturale che vuole testimoniare l’importanza degli scalpellini camuni, meglio conosciuti con il termine dialettale di “pica prede”, nella lavorazione della tonalite, detta comunemente granito dell’Adamello.

Gli scalpellini erano presenti in tutta la Valle, ma in modo particolare nei paesi di Braone, Ceto e Niardo, dove fino agli anni ’60 se ne contavano ben 150. ll granito era stato da sempre utilizzato soprattutto come materiale da costruzione: gli antichi borghi camuni posti ai piedi dell’Adamello sono stati, infatti, edificati con pietre derivanti dalla sua lavorazione.

Veniva utilizzato anche per altre funzioni: tra queste le grandi opere di ingegneria idraulica dei primi del ’900, alcuni elementi di arredo urbano e stradale, come i paracarri (ora quasi interamente sostituiti dai “guard rail”), i cippi chilometrici, ancora presenti lungo le nostre strade statali, i cordoli stradali, che delimitavano le aiuole e i marciapiedi in tante città lombarde. 

Gli anni ’60 hanno segnato il declino degli scalpellini camuni; infatti da allora ad oggi abbiamo assistito ad un drastico ridimensionamento del loro numero: dei 150 presenti nei tre paesi prima citati, oggi in attività si contano solo tre giovani che hanno intrapreso il lavoro dei loro padri. Durante gli anni ’60-’70 anche la Valle Camonica è stata coinvolta nel processo di industrializzazione e risale a questo periodo l’insediamento delle prime aziende manifatturiere del tessile, del legno e siderurgiche. La maggior parte degli scalpellini camuni, spinti dalla crisi del settore e attratti dal “miraggio” di un lavoro sicuro e meno faticoso, hanno preferito trasferirsi in massa nelle fabbriche

Oggi, in Valle Camonica, la situazione è mutata: le industrie tessili e siderurgiche stanno chiudendo, mentre il settore artigianale della lavorazione della pietra sta vivendo una “seconda giovinezza”; come conseguenza la pietra ritorna ad essere un materiale privilegiato, sia per le costruzioni edilizie sia per l’arredo urbano. Possiamo così notare che i centri storici stanno gradualmente recuperando la propria originale fisionomia, grazie al recupero ed alla valorizzazione dei vecchi acciottolati delle strade ed all’inserimento di nuovi elementi di arredo urbano in pietra. Purtroppo, nonostante i positivi segnali di ripresa dell’artigianato ed in particolare dell’impiego della pietra quale elemento centrale nell’arredo urbano, in molti casi si preferisce l'utilizzo della più economica pietra cinese in sostituzione dell’originale granito adamellino.

Gli “spaccapietre” camuni sono oggi di nuovo alle prese con una sfida importante, che determinerà la sopravvivenza di questo antico mestiere. Sfida che si potrà vincere solo se gli Amministratori ed i tecnici locali sapranno avere la competenza e la sensibilità di utilizzare tipologie e materiali tradizionali nelle opere di riqualificazione dei centri storici. Compito dei nostri “spaccapietre” è invece la conservazione e la salvaguardia della loro grande abilità, del loro inimitabile segno, dell'amore per la terra in cui sono nati e nella quale lavorano da decenni. “La Via della Pietra” vuole essere un itinerario storico-culturale, oltre che escursionistico, capace di testimoniare la storia e raccontare l’attualità di un mestiere straordinario come quello dello scalpellino.

Scarica il volantino dell'itinerario 

La cava “naturale” del torrente Palobbia

1
Torrente Palobbia
Il primo sito che incontrerete percorrendo l'itinerario della "Via della Pietra" è la cava naturale del Torrente Palobbia, a ridosso del centro storico del...

L'itinerario parte dal torrente Palobbia, che costituisce la cava naturale per gli scalpellini: l’area identificata in riva al torrente a ridosso del centro abitato (messa a disposizione dall’Edison) funge da “campo base”. 

Qui si possono apprendere notizie riguardanti la storia, le tradizioni e l’attualità del lavoro degli scalpellini. Il visitatore può ripercorrere l’antico mestiere della lavorazione della pietra attraverso la visione della mostra fotografica permanente “Pica Prede: storia e attualità di un mestiere in estinzione”, curata dalla Pro Loco di Braone. Queste fotografie storiche sono state accostate ad un’area didattica allestita per spiegare le diverse fasi della lavorazione della pietra, partendo da un blocco di granito (prelevato direttamente dal torrente) fino alla realizzazione del Scalpellini al lavoro nel torrente Palobbia. manufatto finito tramite successive fasi di spaccatura in blocchi sempre più piccoli. 

L’ultimo spunto offerto dalla visita alla cava naturale del torrente Palobbia è il canale Edison che attraversa tutta l’area correndo nel sottosuolo. Il canale, che parte da Cedegolo e arriva a Cividate Camuno dove alimenta la centrale Edison, è un’opera ingegneristica degli anni ’40 che ha visto impegnati in prima persona gli scalpellini camuni: anche a quest’opera è stato riservato uno spazio dove apprendere le notizie storiche ed ammirare le foto d’epoca messe a disposizione dall’Edison che raccontano la costruzione del canale. Questo primo sito presenta inoltre le successive tappe del percorso storico-culturale “La Via della Pietra”, suggerendone la visita.

La cava del Dosso degli Areti

2
Grossularia
Il Dosso degli Areti è un’importante “palestra” per i ricercatori di minerali. Il sito è raggiungibile a piedi dall’abitato di Braone in circa 1 ora e 20...
1, 20 ore

Inizialmente utilizzata per estrarre materiale per pavimentazione, la piccola cava del Dosso degli Areti è oggi un’importante “palestra” per i ricercatori di minerali. Il sito è raggiungibile dall’abitato di Braone seguendo la strada in selciato in direzione Negola-Servil e proseguendo lungo la mulattiera. ll Dosso degli Areti si raggiunge a piedi, da Braone, in circa un’ora e venti minuti. La cava venne utilizzata fino agli anni ’70 per estrarre materiale per pavimentazione, ma la presenza di tanti minerali fragili ne ha fatto sospendere la coltivazione. Oggi la zona è conosciuta dagli appassionati per il ritrovamento di minerali di contatto quali vesuvianite, granato grossularia e fassaite. “La Via della Pietra” passa dal Dosso degli Areti trasformando questo luogo abbandonato in un piccolo museo all’aperto che illustra, tramite bacheche posizionate ai piedi della cava, i minerali, i siti e gli itinerari presenti nel territorio del Parco dell'Adamello.

Accanto a ciò trovano posto delle strutture che ospitano alcuni campioni di minerali del Parco dell’Adamello donati dal Gruppo Mineralogico Camuno. Questo sito permette dunque al visitatore di avere notizie utili per ulteriori escursioni mineralogiche.

La cava in località Piazze

3
Scalpellini al lavoro in località Piazze
A soli 30 minuti a piedi dal Dosso degli Areti si raggiunge la località Mignone, dalla quale si imbocca un piccolo sentiero che, proseguendo in quota, porta...
30 minuti

A soli 30 minuti a piedi dal Dosso degli Areti si raggiunge la località Mignone, dalla quale si imbocca un piccolo sentiero che, proseguendo in quota, porta direttamente alla cava della località Piazze. Questa è l’unica cava coltivata dagli scalpellini per l’estrazione del granito dell’Adamello fino a pochi anni fa.

Anche nel pieno dell’attività, la cava non ha mai sottratto quantità di materiale tale da compromettere l’assetto ambientale del luogo: i mezzi utilizzati per l’estrazione, per lo più artigianali, non lo permettevano. In questo terzo sito troviamo esposta la mostra delle fotografie storiche della cava; le bacheche sono distribuite in un percorso che porta al pianoro principale, dove trovava posto il laboratorio all’aperto degli scalpellini. Il visitatore può quindi, passeggiando ai piedi della cava, visionare le fotografie storiche dei vecchi scalpellini e rendersi conto dei prodotti che tuttora sono il frutto della produzione dei pochi “pica prede” rimasti in attività.

La Cava di Piazze

Non si hanno informazioni certe riguardanti l’inizio dei lavori degli scalpellini presso la cava di Piazze, ma si può ipotizzare che l’attività sia cominciata ai primi del ’900 con la lavorazione di pietre staccatesi naturalmente dal sito. Dal 1923 al 1940, Pietro Prandini e Isidoro Bonfadini gestivano la lavorazione in loco. In questo periodo l’attività fu intensa e furono scolpite le 4 fontane commemorative ancora presenti nel centro storico di Braone e datate 1923. Negli anni ’30, durante la costruzione di Piazza Vittoria a Brescia, furono commissionati agli scalpellini camuni i blocchi per la pavimentazione della stessa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu ripreso il lavoro nella cava e venne allestita una teleferica per collegare il sito con la strada di Val Paghera, in Comune di Ceto. L’attività, che durò fino al 1968, fu gestita da Bonfadini GiovanMaria e numerosi furono gli scalpellini che lavorarono con lui. In seguito, negli anni ’70, la teleferica venne smantellata e si interruppero i lavori, ripresi poi nel 1973 dallo stesso GiovanMaria e da Antonio Cocchi. La cava venne definitivamente abbandonata negli anni ’80, con il Decreto Regionale di chiusura esteso a tutte le cave ritenute inattive.

DMO Deals

Pacchetti disponibili

Riserva Naturale Incisioni Rupestri CETO

Il biglietto include l'entrata alle aree istoriate, al Museo, l'assicurazione (valida solo nei percorsi attrezzati), l'accesso all'area pic-nic. I bambini fino ai 5 anni non pagano.

da3 €
Jolly Resort Ponte di Legno

Pernottamento e prima colazione

da0 €
Residence Cirese Borno

Solo pernottamento

da0 €