Tra castagneti e vie d'acqua

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Tra castagneti e vie d'acqua

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Medio
4 tappe
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Un itinerario naturalistico

Lungo le strade di campagna si scopre un percorso denso di natura, storia e cultura.

Un sentiero fra prati, castagneti ombrosi e vie d'acqua, sulle sponde dell'Oglio, che raggiunge i borghi di Montecchio, Pellalepre e di Fucine, i pascoli di Dosso Blusega con i suoi formaggi tipici, il paese di Gianico che ospita l'emozionante e secolare festa della Funsciù.

Montecchio - Tra castagneti e vie d'acqua

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La frazione di Montecchio , sulle sponde dell’Oglio, ha perso quasi completamente memoria delle origini medievali: nel 1471, una rovinosa frana, causata dalla...
2 ore

La frazione di Montecchio, sulle sponde dell’Oglio, ha perso quasi completamente memoria delle origini medievali: nel 1471, una rovinosa frana, causata dalla piena del torrente Rovinazza, cancellò buona parte del paese con quello che restava del castello, già distrutto dai veneziani circa vent’anni prima. La lenta ricostruzione ha definito un abitato di impronta ottocentesca: simbolo della rinascita è il ponte sull’Oglio, realizzato nel 1686 su progetto di Francesco Cifrondi, mentre sulla rupe che lo sovrasta, denominata Dosso, si intravedono i resti del castello, un tempo uno dei più importanti della Valle, data la posizione strategica e di controllo sul fiume. Poco distante dal ponte, si trova la chiesetta di S. Maria del Suffragio, o Oratorio dei Morti, dichiarata monumento nazionale: presenta infatti al suo interno uno dei cicli pittorici più complessi ed interessanti della metà del Quattrocento, con il Cristo Pantocrator in mandorla e una splendida Madonna della Misericordia. Accanto all’Oratorio si trova la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, di cui vi è testimonianza a partire dal 1200 e che nel corso dei secoli subì diverse ricostruzioni e rimaneggiamenti.

Fuori dall’abitato di Montecchio, ai piedi della collina del Monticolo, si trova l’area archeologica dei Corni Freschi: su di un grande masso, comunemente chiamato “roccia delle alabarde” 6 , si trovano incise 9 alabarde e 15 pugnali, in una composizione molto ben visibile e risalente alla tarda età del Rame (III millennio a.C.). La collina stessa è ricca di testimonianze che documentano la presenza dell’uomo sin dai tempi remoti: resti di abitazioni di età romana, incisioni, scritte e simboli di epoca medievale e del periodo compreso tra le due guerre. Il punto più alto del percorso è dominato dall’osservatorio faunistico, che permette di ammirare dall’alto la Valle. L’itinerario prosegue alla scoperta dei tracciati contadini verso l’abitato di Fucine, scendendo poi nella frazione di Pellalepre, per concludersi nel territorio di Gianico (2 ore circa).

Terme di Boario

Le Terme di Boario sono un importante punto di riferimento per il turismo della...

Fucine e Pellalepre - Tra castagneti e vie d'acqua

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Il borgo di Fucine , circondato da prati e castagneti, sorge all’imbocco della, valle di Cervera, rigogliosa di grandi abetaie, pascoli alpini e boschi cedui,...

Il borgo di Fucine, circondato da prati e castagneti, sorge all’imbocco della, valle di Cervera, rigogliosa di grandi abetaie, pascoli alpini e boschi cedui, che risalgono i versanti fino al Dosso Sparviero. Il paese, di origini cinquecentesche, deve il suo nome alle antiche fucine a maglio, azionate da un canale di derivazione del torrente Re, che producevano armi ed attrezzi agricoli. Gli artigiani di Fucine avevano maturato una grande esperienza nel settore: già nel 1600, le lame prodotte in questi opifici potevano fare concorrenza a quelle più rinomate di Toledo, considerate a quei tempi le migliori in assoluto in Europa.
Alla fine dell’Ottocento però, con l’esaurirsi delle materie prime disponibili in loco - ferro e legna - ed aumentando la competitività della produzione estera di impostazione industriale e non artigiana, erano attestate solo tre fucine, attualmente in disuso. Un’ultima traccia di quell’epoca è costituita dall’antica segheria ad acqua, in dialetto “rasega”, conservata in via Montesuello, un tempo densa di attività artigianali.
Poco distante dalla piazza dove sorge la seicentesca parrocchiale dedicata alla Visitazione della Beata Vergine Maria, è possibile visitare il Museo degli Alpini della Città di Darfo Boario Terme, allestito in spazi completamente nuovi, che permettono una maggiore fruibilità ed una visione globale sulla grande raccolta presente. Il percorso espositivo racconta la nascita del Corpo degli Alpini, dalla sua fondazione allo sviluppo nel corso degli anni di armi, mezzi ed equipaggiamenti utilizzati durante le operazioni militari; attraverso immagini, reperti, documenti e pannelli informativi si delinea un viaggio commovente e coinvolgente nel ricordo e nelle vicende di tanti Alpini coraggiosi.
 

Museo degli Alpini

Il percorso espositivo racconta la nascita del Corpo degli Alpini, dalla sua...

Il comprensorio pascolivo di Dosso Blusega

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Il comprensorio pascolivo di Dosso Bluseg a è raggiungibile dalla frazione di Fucine, direzione “Cervera”, in un paio d’ore di cammino su mulattiera...

Il comprensorio pascolivo di Dosso Blusega è raggiungibile dalla frazione di Fucine, direzione “Cervera”, in un paio d’ore di cammino su mulattiera acciottolata. Si sviluppa su circa 53 ettari, da quota 1395 m s.l.m. (Dosso Rognone) fino a quota 1893 m s.l.m. (Dosso Sparviero), anche se i comparti più produttivi si trovano ad un’altitudine media di circa 1600 m e attualmente il carico bovino è di circa 60 UBA di bovini razza Bruna Alpina, e 40 UBA di caprini e ovini.

Il comprensorio è suddiviso in 7 comparti:
- Malga Cauzzo, con superficie di circa 6,65.84 ettari;
- Malga Piazza La Nera, con superficie di circa 5,26.23 ettari;
- Dosso Sparviero, con superficie di 5,64.85 ettari;
- Gras Caudel, con superficie di 2,41.47 ettari;
- Dosso Blusega, con superficie di 27,58.18 ettari;
- Malga Perlepere, con superficie di 3,48.49 ettari;
- Malga Dosso Rognone, con superficie di 2,57.00 ettari.

Quasi tutti i fabbricati presenti presso l’alpeggio di Dosso Blusega vengono utilizzati nel corso del periodo di monticazione, il principale è Malga Cauzzo (dotato di bollino CE per la caseificazione), utilizzato nel primo periodo d’alpeggio per circa 30 giorni e nell’ultimo periodo per circa 15 giorni; i primi giorni di luglio si passa poi a P.zza La Nera e poi per altri 15 giorni a Malga Perlepere, anch’essa dotata di Bollino Blu, e poi di nuovo a Piazza La Nera per altri 15 giorni. Dosso Rognone attualmente non viene utilizzata, ma fa da supporto a Malga Perlepere. Le due malghe sono le più utilizzate nel periodo d’alpeggio e le più facilmente raggiungibili dal punto di vista viabilistico.
Rientrano inoltre negli itinerari dell’area vasta della Val Grigna, fattore che potenzia molto l’appetibilità per il turismo estivo.


La produzione del Silter
La produzione del formaggio Silter è tipica della Valle Camonica e delle zone prealpine ad est del Lago d’Iseo. Il nome del formaggio deriva dal termine con il quale venivano indicate le tipiche costruzioni, situate sui pascoli ad alta quota, destinate alla lavorazione e/o prima stagionatura dei formaggi prodotti.
Il Silter viene preparato esclusivamente con il latte di vacche di razza Bruna Alpina - da sempre allevata in queste zone – seguendo una tecnica di lavorazione artigianale tramandata da molte generazioni.
La crosta è gialla, dura e liscia; la pasta giallo paglierina si presenta dopo 6 mesi leggermente occhiata, dal sapore dolce anche se aromatico; ad un anno di stagionatura l’occhiatura è più diffusa, la pasta più consistente al taglio, il sapore e l’aroma caratteristici si accentuano e il formaggio è ottimo anche da grattugia.
Per informazioni: www.saporidivallecamonica.it

Importante
La viabilità per raggiungere le malghe e sull’intero tratto di strada che dalla frazione di Fucine conduce in località Cervera è normata dal regolamento VASP (Viabilità sulle strade Agro-Silvo-Pastorali).

Gianico - Tra castagneti e vie d’acqua

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LA FUNSCIÙ Da circa due secoli e mezzo, con scansione decennale si celebra la straordinaria festa de “La Funsciù”, quando la cinquecentesca statua lignea della...

LA FUNSCIÙ
Da circa due secoli e mezzo, con scansione decennale si celebra la straordinaria festa de “La Funsciù”, quando la cinquecentesca statua lignea della Madonna in trono con il bambino, ospitata presso la Chiesa di S. Maria al Monte, viene portata in solenne processione per le vie del paese. Nell’occasione, il centro storico, oltre al resto dell’abitato, viene addobbato con frasche di pino, adornate con migliaia e migliaia di fiori di carta realizzati dalle donne gianichesi con tecniche tramandate da generazioni. Il risultato è uno stupefacente incanto di colori e di luci che rapiscono il visitatore in un vortice emotivo straordinario.


IL CENTRO STORICO
Nel centro storico del paese sono diverse le abitazioni private ed i cortili che presentano particolari architettonici degni di essere ammirati:
- casa Massari 4 , via Cimavilla 20, con arco a conci di granito datato 1508,
- ex casa Fiorini, Via Cimavilla 15, edificio del Seicento, con inciso uno
stemma ad anfora fiorita fiancheggiata da due quadrupedi rampanti affrontati
sopra la porta d’ingresso,
- casa Viola, via Cimavilla 6, con banchine di finestre ancora cinquecentesche,
- casa Mondinini, via Cimavilla 26/30, con frammenti dipinti e graffiti del
sec. XV,
- casa Pedretti, via Cimavilla 26/30, dove in origine era collocato l’affresco con la Madonna in trono datato 1578, ora trasferito nella sala consiliare del municipio,
- casa Fiorini-Marchetti, via Roma 2, costituita da tre corpi di fabbrica a vari livelli con finestre in arenaria grigia del sec. XVII. Addossata alla via, staccata dalla casa, era collocata l’ex filanda. Un’elegante fontana a forma di sacello con vasca rettangolare fa bella mostra nell’ampio cortile, ben visibile dal portale ad arco in pietra di Sarnico, che reca la data del 1803.


IL MUNICIPIO
Il municipio trova sede dal 1988 nell’edificio del sec. XVII, ex casa Fiorini, poi Mazzoldi. La facciata principale presenta un portico a tre arcate con colonne doriche e mensole all’estremità, in pietra di Sarnico, con volte a crociera. Al secondo piano è visibile l’antica loggia di sette arcate a pieno centro, con colonne doriche poggianti su marcapiano in pietra di Sarnico.


LA FONTANA DEL TORCHIO
La Fontana del Torchio, posta di fronte all’ex municipio, lega il suo nome ad una precedente fontana sorta nel medesimo posto e collocata accanto ad un mulino. È di fattura tipica seicentesca, rifatta nel sec. XIX, con ulteriori restauri nel 1988. La vasca è ottagonale, costruita in lastre in pietra di Sarnico, unite da piastrini in granito. Da notare i due mascheroni a forte rilievo.


IL MONUMENTO DEI CADUTI
Posto davanti all’ex municipio, fu eseguito nel 1923 ad opera dello sculture Maurizio Vogini di Darfo. Vi sono riportati i nomi dei Caduti della guerra 1915-1918 e delle successive.


LA CHIESA DI S. ROCCO
Eretta per un voto fatto dalla popolazione di Gianico nel 1817 contro le febbri o il tifo petecchiale, si trova a ridosso della strada provinciale. Da notare il portico con arco serliano poggiante su pilastri laterali e colonne in pietra di Sarnico. L’interno è diviso in due campate con volta a vela: nel presbiterio è affrescato S. Rocco in gloria, restaurato nel 1984 da Giovanni Poli di Edolo; sull’altare vi è invece una nicchia con la statua lignea di S. Rocco, sec. XVIII, mentre ai lati sono dipinte le figure di S. Fermo e S. Defendente, opera del Brighenti.
 

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Pernottamento e prima colazione

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Il biglietto include l'entrata alle aree istoriate, al Museo, l'assicurazione (valida solo nei percorsi attrezzati), l'accesso all'area pic-nic. I bambini fino ai 5 anni non pagano.

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Visita e degustazione in cantina Piamborno di Piancogno

Visita guidata con degustazione presso la Cantina Bignotti a Piamborno. Su richiesta ogni domenica alle ore 16:00 per minimo due persone.

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